La Storia della Nostalgia

Io vorrei proprio sapere chi se l’è inventata la nostalgia. Non doveva avere proprio null’altro da fare. Così, si svegliò un bel giorno di primavera e anziché accontentarsi di ammirare estasiato la Natura in Amore, decise così, di punto in bianco, di inventarsi un’emozione nuova. Si disse “mah che noia, sempre la gioia della Primavera…inventiamoci qualcosa di più interessante…inventiamo la Nostalgia!” Si mise seduto nel mezzo del prato in fiore e guardò le api che bottinavano tra i petali e sentì gli uccellini cinguettare la loro gioia di vivere e chissà, forse vide anche una coppia di cervi farsi le moine. E poi…. poi lo sguardo gli si fermò più lontano, sul verde e curato praticello davanti alla sua umile baita – perché doveva essere un pastore di montagna per inventarsi un’emozione tanto uggiosa. Beh, dicevo, vide la sua baita e davanti ad essa, svettanti nel verde praticello, i panni stesi ad asciugare al sole. E dev’essere stato colpito dal candore delle lenzuola, dal loro veleggiare nella brezza mattutina. E allora, d’un tratto, gli parve di rivedere sua madre – sono sempre le madri la causa di tutto! – che, quando era bambino, stendeva delle lenzuola bianche identiche, forse perfino davanti alla stessa baita, che si sa, un tempo la casa era del primogenito maschio. E rivide persino se stesso, un paffuto e ridente bambino in calzoncini beige e camiciola bianca sdrucita, che correva in mezzo a quelle lenzuola agitate dal vento. E fu proprio allora che sentì quell’odore. Gli sembrò di essere ancora lì, che il profumo pulito del sapone di Marsiglia gli riempisse le narici, fino a inebriagli i sensi. Che strana macchina il nostro cervello… quell’uomo credette allora di essere tornato indietro nel tempo, di avere ancora 8 anni, si sentì perfino ridere di gusto mentre sua madre lo rimproverava intimandogli di stare attento alle lenzuola pulite.

E proprio all’apice della sua gioia eccola, una timida lacrima di ricordi si affacciò all’angolo del suo occhio; non sapeva neanche lei che farne di se stessa, se scendere o restare lì, appollaiata su quel ciglio, in quella sorta di instabilità, di sospensione che l’aveva creata.
E il  nostro uomo si accorse di avere inventato un’emozione nuova, che ti fa sentire al settimo cielo e al tempo stesso ti precipita giù, negli abissi più neri e profondi. Con quella stretta allo stomaco che non capisci se è gioia o dolore, felicità o malinconia. Quell’emozione a metà, sospesa, come l’istante che l’ha creata, tra il passato il presente.

Da allora tutti noi abbiamo a che fare con la Nostalgia almeno un paio di volte nella vita… e non capiamo perché, ma è proprio così che ci sentiamo a volte: sospesi tra passato e futuro, tra il rimpianto per ciò che non è più e l’entusiasmo per ciò che sarà. E non possiamo farci niente. Solo accoglierla e lasciare che passi da sola, svelta come è arrivata.

Che strana macchina è a volte il cervello umano…

 

settembre 2013

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