Dieci anni in una notte

Mi sento come se fossi invecchiata 10 anni in una notte.. mi è caduta addosso una malinconia di piombo che sta rimpicciolendo tutte le cose che prima mi sembravano grandi o importanti o bellissime…o bruttissime. E questa sensazione di vivere in un limbo che non ne vuole sapere di andarsene.

Certe notizie arrivano così violente, improvvise e inaspettate che tu non puoi fare altro che cercare di raccogliere i cocci e sistemarli alla meglio, dopo che se ne sono andate. Vivi nella convinzione che certe cose siano troppo lontane da te per poterti colpire e invece… svolti a un angolo della strada e te le ritrovi addosso con una furia tale che ti viene quasi da chiederti da quanto tempo ti stessero inseguendo. Ed è stata proprio una di queste notizie a farmi invecchiare tanto in così poco tempo.

Da quando l’ho ricevuta sono passati 7 giorni e io ho attraversato tutte le possibili sfumature dell’angoscia umana: il fastidio dapprima, poi l’incredulità, la rabbia, il dubbio, la paura… per arrivare al terrore, l’angoscia e poi… e poi niente, è sparito tutto in una sorta di apatia che mi ha avvolta nel suo manto mimetico e mi tiene lì, mi culla in attesa di una risposta che tarda ad arrivare, pronto a sorreggermi se dovesse andare male e a liberarmi se invece andrà tutto come deve.

E quando arrivano queste notizie riscopri la tua disperata solitudine. Perché nessuno conosce il tuo dolore, nessuno lo capisce, lo immagina. Nessuno vuole sentirne parlare in quest’epoca di drammi cosmici ed egoismo, nessuno è disposto a fare il dono più bello, quello dell’ascolto. E ti ritrovi sola nelle tue stanze troppo ingombre di cianfrusaglie inutili e scartoffie e réclame, oggetti rotti, oggetti ancora funzionanti ma inutili e altri che invece sembravano indispensabili, ma poi ti accorgi che in realtà con o senza di loro la tua vita è la stessa… e ricordi. Ricordi di un passato che oramai dovrebbe essere morto, ma rivive in quelle piccole grandi cose in cui inciampi la mattina quando ti alzi, la sera quando vai a dormire. Ricordi di un passato che non ti appartiene, che forse non ti è mai appartenuto, ma ti è entrato dentro e ha fatto le radici nel profondo della tua anima e non se ne vuole andare. E in mezzo a tutte le inutili cianfrusaglie eccola, sepolta a metà da un estratto conto, un listino, un’ecografia e la foto di una casa che era tua, ma tua non lo sarà mai… eccola, mezza spiegazzata dal peso del ferro da stiro e dell’aspirapolvere e di scatoloni di abiti e spazzature varie di qualcun altro…la tua consapevolezza. La coscienza della crescita che stai vivendo, che finora era rimasta sopita sotto quei cumuli di cose che non hai il cuore di buttare via. Forse ti eri illusa di poter restare adolescente in eterno, forse nonostante il tuo corpo, le tue esperienze fossero andate avanti nel tempo tu eri ancora lì, a quel giorno lontano di anni fa in cui sognavi di diventare grande e realizzare i tuoi sogni.

E’ dura svegliarsi una mattina di settembre e accorgersi che il tempo è passato, ma tu non l’avevi capito. E d’improvviso tutto diventa così chiaro, così nitido ai tuoi occhi che ti senti doppiamente stupida per esserti accorta solo ora che sono passati 10 anni e per non averne visto i segni prima. Il primo è quella sensazione di vuoto che senti al basso ventre, come se una serpe si fosse insinuata dentro di te e ti avesse divorato le viscere; non c’era un tempo. Era tutto così facile un tempo. Quel che non andava si aggiustava e ci voleva un attimo. E non importava perché erano tutte cose di poco conto. Il secondo è quella richiesta di prestito che ti pende sulla testa come una spada di Damocle; affidare il tuo futuro a un sì o un no, ci vuole un gran coraggio. E fino a ieri pensavi di non avere nulla di che preoccuparti, tutto si sistema quando insegui i tuoi sogni. Ma poi vai a fare ciò che c’è da fare e ti accorgi che la burocrazia potrebbe anche ucciderti. Ti accorgi che è difficile realizzare i tuoi sogni e soprattutto è un treno sempre in ritardo. Ma nessuno ti rimborserà mai il biglietto. E così te ne stai lì, sprofondata nel tuo sedile a cercare di portarti avanti per fare più in fretta quando sarai in stazione, ma non puoi fare a meno di ripensare all’eventualità che questo non arrivi a destinazione.
Il terzo segno sono i bambini; le mie nipoti in testa, i bambini degli altri a seguire. Li vedi improvvisamente cresciuti e ti accorgi che oramai ti stanno raggiungendo, ma non è vero. Perché loro vanno avanti veloce ma anche tu non sei rimasta ferma. E anche se il tuo viso ancora non le mostra, già i pensieri e le responsabilità hanno iniziato a scavare le rughe sul tuo volto. E dopo i bambini arrivano i ragazzi, sempre più grandi, fino ai tuoi coetanei: chi lavora, chi si sposa, chi diventa genitore, chi cambia città in cerca di nuova fortuna… c’è chi parte per il giro del mondo, chi resta e compra casa o va in affitto, mette a posto la casa della nonna…va  a vivere da solo, a convivere con quello che si spera sarà il compagno della vita, ma al giorno d’oggi neanche l’amore è per sempre…  e tu stai lì a guardarli chiedendoti a quale punto della storia ti sia persa. Perché dentro ti senti giovane come allora e invece tutti gli altri stanno andando avanti e vedono che anche tu lo stai facendo, anche se ancora non te ne sei resa conto. E vedi i ragazzini che non vedono l’ora di crescere, diventare grandi… e vorresti prenderli per le spalle e scuoterli, urlargli in faccia di non farlo, di non sprecare i loro anni migliori nella sognante attesa di un futuro che certamente sarà una delusione. Ti verrebbe voglia di dirgli di godersi quegli anni spensierati in cui la vita è così semplice che basta un attimo per dimenticare ogni cosa.
Il quarto segno è la casa della tua infanzia che diventa un luogo sconosciuto, nebuloso, in certi casi perfino ostile… è la casa dell’infanzia di qualcun altro, qualcuno a cui tieni ora, ma che ha avuto un’intera vita senza di te e ora tu ti ritrovi a vagliare ogni suo ricordo per decidere cosa tenere e cosa buttare via, ti ritrovi senza volerlo a violare la sua privacy, scavare in quel passato che dovrebbe essere solo suo, ma che ora sta entrando anche nella tua vita in un modo o nell’altro.

E inevitabilmente ti ritrovi a pensare a lui, a quante ne avete passate insieme, ma ti rendi conto che la vita che avete insieme non è che un attimo nell’immensa serie di attimi della sua vita e ti ritrovi a chiederti a quante altre ragazze avrà chiamato “Amore” prima di te, a quante ne chiamerà dopo…a quante, forse, già sta chiamando così, senza che tu ne sappia nulla. La vita ti insegna a non fidarti di nessuno, neanche di te stessa. E allora ti vengono i dubbi, incominci a chiederti quei tanti perché che finora avevi sempre ingoiato per il quieto vivere.

E ti accorgi di avere bisogno di iniziare a ricevere qualche risposta perché adesso, con 10 anni di più sulle spalle, non puoi continuare a fare domande. E senti per radio che la scienza ha stabilito che l’adolescenza oggi finisce a 25 anni. E allora ti senti meglio, ti dici che forse è normale questa sensazione strana; ti dici che è normale questo limbo in cui ti trovi in questo momento, che presto passerà tutto e tu avrai deciso se essere carne o pesce, frutta o verdura.

E’ solo l’età adulta che è arrivata e si è assestata. Con quasi due anni di ritardo.

 

settembre 2013

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