IL PRIMO NARCISO

Tutto iniziò una calda mattina di ottobre…

Erano i primi giorni di ottobre la prima volta che lo vidi. I primi giorni lontana da casa, lontana da tutto e da tutti, in una città in cui non ero mai stata prima, per la prima volta nella mia vita completamente sola e indifesa di fronte al mondo. Stavo seguendo i precorsi e già tutte quelle persone mi avevano terrorizzata al punto di farmi desiderare di scappare a casa per non tornare mai più. Già mi davo della pazza per avere creduto di essere in grado di are una cosa simile. Durante una pausa, Lui mi passò accanto per uscire dall’aula; non so quale assurdo motivo spinse il mio sguardo a soffermarsi sul suo viso, a fissarsi per qualche istante nei suoi occhi. Ecco, credo che per me tutto sia partito da lì, anche se dovettero passare mesi prima che me ne rendessi conto.
Non gli parlai mai per tutto il mese di ottobre e quando iniziarono le lezioni e lo ritrovai al corso non ci feci caso; era solo un altro di quei fighetti sboroni che frequentavano la facoltà, un altro di quei ragazzi che avevo tanta voglia di appendere al muro a testa in giù, per far uscire un po’ di quell’ego spropositato che li faceva pensare di essere i migliori del mondo.
E poi…. un giorno durante la pausa pranzo un’amica in comune ci presentò. Dovevamo vederci in mensa con un’altra ragazza e Lui decise di unirsi a noi. Quando decidemmo di lasciar perdere la mensa per la troppa fila propose di pranzare a casa di qualcuno di noi; fu così che ci ritrovammo a pranzo da Lui… se allora qualcuno mi avesse devo che avrei passato molto altro tempo in quella casa gli avrei riso in faccia.
Poco più tardi, quando la terza collega mi confessò di avere avuto una brutta impressione di lui, mi limitai a scrollare le spalle ammettendo di non saper esprimere un giudizio ancora. In realtà qualcosa dentro di me si era già destato dal sonno, aveva iniziato a scalpitare per rendersi visibile alla mia coscienza. Cercai di zittire quella voce, imponendomi di non permettere alla mia fantasia di partire per uno dei suoi lunghi viaggi verso le magnifiche terre del sogno.

Galeotta fu quella notte in cui Lui mi disse…

“…parole così belle che anche i fiori per ascoltarci ci vennero vicini”. E quanta ne fecero di strada per raggiungerci! Mi perdonino gli illustri autori di queste parole, ma non ne ho trovate di più adatte per sintetizzare in poco spazio quelle ore che mi hanno portata in cima all’Olimpo… e poi di nuovo all’Inferno.
Per due mesi non parlai più con Lui; all’epoca la cosa mi scivolò addosso come una foglia secca in autunno… quando però a fine novembre un’amica venne a trovarmi e le parlai della mia nuova vita, lei vide subito quel segreto che serbavo nel mio cuore senza saperlo. Lui ti piace, mi disse. Non ebbe bisogno di altre parole. Negai spudoratamente, ovvio. Da allora però la strada fu tutta in discesa: il dubbio si era ormai insinuato nella mia mente e io non potevo fare nulla per impedirgli di crescere. Finché un giorno, poco prima della metà di dicembre, non mi ritrovai a casa di una collega del corso per prepararmi con un gruppo di studio all’esame di statistica. Fu così che per caso cominciai a parlare con Lui. Altrettanto per caso scoprimmo di avere qualcosa con cui riempire il silenzio sulla strada di casa. E quando rincasai quella sera, quello che fino a poche ore prima era poco più che uno sconosciuto entrava con me dalla porta, ospite in casa mia per una notte. Ci fermammo in cucina e, seduti uno accanto all’altra di fronte al tavolo parlammo per ore, di ogni possibile argomento. Non una sola volta calò il silenzio tra noi. Quando infine andammo a dormire, alle tre passate, mi parve la cosa più naturale del mondo vederlo chiudere a chiave la porta della mia stanza, mettersi a letto e continuare a parlarmi anche dopo aver spento la luce per dormire nel letto accanto al mio. Da quella notte avrei dovuto iniziare a montare gli argini per impedirgli di aprire una breccia nel mio cuore…
Da allora infatti Lui cominciò a frequentare casa mia a intervalli regolari; passava anche solo per un saluto, quasi quotidianamente. La settimana successiva si ricordò di lasciarmi il suo numero, invitandomi a chiamarlo se avessi avuto voglia di fare due chiacchiere. Inutile dire che lo salvai nella rubrica e lo scordai. Così, quando tornò a trovarmi, si lamentò di non aver ricevuto chiamate e si prese il mio. Mentre lo salvava, si soffermò parecchio sul nome con cui salvarlo, per scegliere infine semplicemente il mio nome di battesimo, invitandomi a sentirmene onorata, perché erano davvero poche nel suo elenco recapiti le persone che sapeva riconoscere senza ulteriori specificazioni. Mi dissi lusingata stando attenta a non mostrare tutta la tempesta che mi si scatenò dentro a sentire quelle parole… beata ingenuità dei vent’anni mal vissuti. E dopo quindici giorni di viavai partimmo entrambi per le vacanze natalizie a casa ed ebbe inizio la mia rovina.

Maledetta la Chimica

Quando giunse il momento del ritorno a Urbino, mi ritrovai a pensare con ansia a quella prospettiva: avevo paura di doverlo rivedere, di doverci parlare a quattr’occhi. E invece andò tutto a gonfie vele, almeno nei primi tempi. A metà gennaio circa cominciammo a prepararci insieme all’esame di chimica generale e analitica, all’inizio solo poche ore al giorno dopo le lezioni.
Poi arrivarono le chiacchiere durante lo studio e le ore si allungarono diventando sempre più veloci e piacevoli.
Infine venne l’intimità: sedevamo vicini al tavolo della mia cucina ci abbracciavamo, parlavamo tanto e studiavamo poco.
A quel punto, parlando di questi pomeriggi di studio con le mie sorelle, mia cugina, le amiche, cominciai a sentirmi dire che forse c’era dell’altro sotto; mi ostinai a negare per tutte le settimane successive, sbandierando a destra e a manca lo slogan “Siamo solo amici”. “Non c’è pericolo che succeda qualcosa” dicevo “Al massimo posso perdere io la testa per lui.”. Non capivo di averla già persa. Non capivo che avrei dovuto iniziare subito a soffocare quell’erba malefica che aveva messo radici nel mio cuore. Perché esiste solo un sentimento al mondo che sia peggio dell’odio: l’amore non corrisposto. Perché se me ne fossi resa conto allora, forse mi sarei risparmiata tante sofferenze inutili, tanti rischi corsi a causa di una persona che non mi ha mai voluta e che, forse, non ha mai capito quanto abbia significato la sua presenza nella mia vita, che forse ancora non si è resa conto di quanto male mi abbia fatto. Ma la vita, si sa, non sempre va come si vorrebbe. E sono certa che se dovessi tornare indietro, rifarei pari pari gli stessi errori all’infinito. Perché quei mesi di gennaio e febbraio 2007 sono stati la mia prima
escursione in cerca della strada di casa.
I mesi che seguirono furono un tormento per me. Ringraziavo la chimica organica e la maledivo al tempo stesso per averci obbligati a trascorrere tanto tempo insieme, per avermi indotta a dargli la possibilità di distruggermi. Mi ritrovai a non riuscire a pensare ad altro che a lui, faticando come una disperata sulla preparazione degli ultimi esami dell’anno accademico, incapace di capire quanto leggevo. Mi decidevo a confessargli tutto nella speranza che se ne andasse togliendomi quella maledetta spina dal cuore, ma quando lo vedevo la mia lingua si annodava così stretta che le parole non riuscivano a liberarsi. Ero persa, ormai, non vedevo più speranza per me.
Io intanto avevo smesso di mangiare e stavo diventando trasparente. Assaggiai le prime sigarette. Avevo iniziato ad autodistruggermi…
Continuammo con questo tira e molla fino alla pausa estiva e riprendemmo a settembre. Finché i primi di ottobre, il giorno in cui chiusi il primo anno con l’ultimo esame rimasto, non trovai il coraggio di confessargli tutto in una lunga e tormentata lettera (le lettere risolvono sempre tutto!) e lo convinsi a un ultimo incontro per fargliela leggere.
Mi concessi di chiudere questa storia a modo mio. E feci un altro passo verso la luce, nonostante il buio ancora più intenso in cui mi ritrovai dopo quel chiarimento.
Evidentemente non avevo appreso del tutto la lezione, perché appena un anno più tardi incappai nel Secondo Narciso…

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